Michela una vita da sottomessa Fine
Efabilandia
La vecchia schiava ordina: “Spogliatevi, troie.” Mi tolgo la gonnellina, gli anelli che tintinnano come campane profane, il plug blu che vibra, un dolore che mi trafigge come una lancia di ghiaccio, trasformandosi in un piacere che mi fa urlare dentro: “Siiii!” Sabrina si spoglia, l’odore di orchidea che si diffonde come un’esplosione floreale, il plug verde che scintilla tra le sue chiappe, un faro di depravazione. Daniela, nuda tranne gli stivali, emana un profumo di sandalo che ci soffoca, una regina che domina ogni nostro gemito, il suo corpo un altare che veneriamo. La vecchia schiava ci fista, le sue mani che scavano nei nostri buchi spalancati, il dolore che ci squarcia come un fulmine, un piacere che ci fa squirtare, un lago che inonda il tappeto, l’odore acre che si mescola a rosa e cuoio. “Siiii, fistami!” urlo, il mio buco slabbrato che accoglie la sua mano, un tormento che si scioglie in un’estasi che mi consuma. Sabrina geme: “Spaccami, sono una troia!” La donna estrae uno strap-on mostruoso, l’odore di silicone che si mescola al nostro muschio, e ci incula, un clap che echeggia come un tuono, un dolore che ci devasta, un piacere che ci fa urlare: “A-ahhh!” Daniela ordina: “Leccate, troie.” Ci intrecciamo, le nostre lingue che scavano nelle fiche spalancate, il sapore salato e selvatico che ci inebria, un gemito: “Siiii, Padrona!” Il pianoforte jazz si trasforma in un flamenco febbrile, un ritmo che sincronizza i nostri gemiti, il clap della carne che echeggia come un inno sacro.La vecchia schiava invita altri ospiti, uomini e donne con odori di colonia, sudore e ambra, che si uniscono all’orgia, un vortice di corpi che ci travolge. Un uomo mi fista il culo, la sua mano che affonda come un maglio, il dolore che mi squarcia, un piacere che mi fa squirtare, l’odore di sperma che si mescola al muschio, un lago che bagna il pavimento. Un’altra donna incula Sabrina con uno strap-on, l’odore di orchidea che esplode, un urlo: “Siiii, spaccami!” Daniela, posseduta da due uomini, squirta, l’odore di sandalo che ci soffoca, un grido: “Siiii, sono la vostra troia!” Io lecco la fica di un’ospite, il sapore di ambra e sudore che mi brucia la gola, un piacere che mi fa colare. Ma nel caos, la vecchia schiava mi guarda, il suo profumo di rosa che mi pizzica le narici, e sussurra: “Il tuo dolore è più grande di Daniela, troia. Cercalo.” Le sue parole sono un seme, un coltello che mi trafigge l’anima, un desiderio di metamorfosi che germoglia. Fisto me stessa, la mano che affonda nel mio buco, il dolore che mi devasta, un piacere che mi fa urlare: “Siiii!” Ogni spinta è un atto di ribellione, un grido che mi libera. Gli anelli tirano le mie labbra, un dolore che mi lega, ma il seme della vecchia schiava cresce: c’è un altare di lussuria che mi aspetta, oltre Daniela, oltre Cortina. Dentro di me, una voce sussurra: Michela, sei stata una troia, una schiava, ma ora sei una fenice. Il tuo dolore sarà il tuo fuoco, il tuo piacere la tua rinascita. Mi guardo nello specchio della villa, il tatuaggio SLAVE che brilla, ma il mio cuore batte per un tempio che sarà solo mio, un dolore che sceglierò io, un piacere che sarà infinito.
Il mattino dopo, la neve di Cortina brilla come un mare di diamanti spezzati, l’odore di abeti e caffè nero che mi avvolge, ma il mio cuore è un vulcano, il seme della vecchia schiava che arde dentro di me come un fuoco sacro. Mi alzo, il plug blu che vibra, un dolore che mi squarcia il culo, un piacere che mi fa colare, gli anelli da 16 mm che tirano le mie labbra come catene di piombo, i dilatatori da 4 mm ai capezzoli che pizzicano come aghi di ghiaccio, un tormento che mi accende. Sabrina dorme, l’odore di orchidea che la avvolge, il plug verde che scintilla come un faro di sottomissione. Daniela, con gli stivali a mezza coscia, mi guarda, l’odore di sandalo che mi travolge come una tempesta: “Sei pronta per un’altra giornata, troia?” Io, con il cuore che batte come un tamburo di guerra, mi inginocchio, ma la scintilla della metamorfosi brucia più forte, un incendio che non posso ignorare. Dentro di me, la voce ruggisce: Michela, sei stata il tempio di Daniela, ma ora sei un falco pronto a volare. Il tuo dolore è stato la tua catena, il tuo piacere la tua chiave. Libera te stessa. “Padrona,” dico, la voce che trema come un cristallo sul punto di rompersi, “i tuoi buchi mi hanno consacrata, mi hanno forgiata nel dolore e nel piacere, ma il mio cuore chiama altrove. Devo essere libera.” Daniela mi fissa, gli occhi che brillano di sorpresa, poi sorride, un ghigno che è insieme sadico e amorevole: “Sei la mia troia perfetta, Michela, ma il tuo cuore è selvaggio. Vuoi andare?” Annuisco, il dolore del plug che si mescola a un piacere nuovo, quello della metamorfosi, un’estasi che mi fa colare, l’odore di muschio che si sprigiona come un’esplosione.Con mani tremanti, slaccio gli anelli dalle grandi labbra, il metallo che scivola via con un tintinnio, un dolore che mi trafigge come una lama incandescente, un piacere liberatorio che mi strappa un gemito: “Siiii!” Tiro i dilatatori dai capezzoli, un pizzicore che mi squarcia la carne, un’estasi che mi fa colare, l’odore di muschio che esplode come un incendio selvatico. Estraggo il plug blu, un suono viscido che lacera l’aria come un grido, il mio buco che pulsa, un dolore che si scioglie in un piacere che mi rende viva, un tempio che si libera dalle catene. Consegno tutto a Daniela, gli anelli e il plug, un’offerta finale posata nelle sue mani come un voto spezzato: “Questi sono tuoi, Padrona, ma io sono libera.” Dalla mia borsa, tiro fuori mutandine di pizzo ricamate, nere come la notte, che non indossavo da anni, il tessuto morbido che accarezza la mia pelle come un’amante perduta. Indosso il reggiseno ricamato abbinato, il pizzo che abbraccia il mio seno, un gesto che mi rende donna, non più solo troia. Mi guardo nello specchio, il tatuaggio SLAVE che brilla come un faro, ma il mio corpo è mio, il seno avvolto dal pizzo, la fica protetta, un tempio che scelgo io. Michela, sei una fenice, rinata dal fuoco del dolore. Il pizzo è la tua nuova pelle, la lussuria il tuo nuovo altare. “Sono libera,” dichiaro, la voce che ruggisce come un tuono, “andrò a cercare la mia lussuria altrove.” Daniela mi bacia, il sapore di sandalo e grappa che mi inebria, un bacio che è un addio e una benedizione: “Vai, troia, ma porterai sempre il mio marchio.” Sabrina si sveglia, gli occhi pieni di lacrime, il plug verde che vibra: “Sorellina, resta!” La bacio, il sapore di orchidea che mi travolge come un’onda: “Sarai la troia di Daniela, io devo trovare il mio altare.” La vecchia schiava, con il profumo di rosa, sorride: “Il dolore è infinito, troia. Trovalo.” L’odore di muschio, orchidea e sandalo mi avvolge, un addio che è una metamorfosi.
Torno a Milano, l’odore di smog e castagne arrostite che mi accoglie come un ricordo sbiadito, ma il mio cuore è un fuoco che brucia per un nuovo altare, un tempio che costruirò con i miei gemiti. L’ufficio è un’eco del passato, l’odore di cera e vaniglia di Luciana che mi pizzica le narici, ma non mi appartiene più. Faccio le valigie, il tatuaggio SLAVE che brilla sulla mia pelle, l’unico marchio che porterò, perché il dolore di Daniela mi ha forgiata, ma ora sono io a scegliere il mio tormento. Il mio buco pulsa, libero dal plug, un dolore sordo che si trasforma in un desiderio di lussuria senza catene, un piacere che mi fa colare. Indosso le mutandine di pizzo ricamate, il tessuto che accarezza la mia fica come un sussurro, e il reggiseno ricamato, il pizzo che abbraccia il mio seno, un gesto che mi rende donna, non più solo schiava. Mi guardo nello specchio, il seno avvolto, la fica protetta, un tempio che è solo mio, e sorrido, ammirata: Michela, sei una fenice, il pizzo è la tua armatura, la lussuria il tuo volo. Sabrina mi guarda, il plug verde che vibra, l’odore di orchidea che la segue come un’ombra: “Sorellina, dove andrai?” Rispondo, la voce che vibra come un diapason: “Verso il dolore, verso il piacere.” Daniela mi abbraccia, l’odore di sandalo che mi soffoca come un incenso: “Sei stata la mia troia perfetta, Michela. Vai, e trova il tuo tempio.” Le bacio la mano, il sapore di sandalo che mi inebria, un gemito che è un addio: “Grazie, Padrona.” Dentro di me, la voce sussurra: Hai vissuto come schiava, ma ora sei libera. Il tuo dolore sarà la tua ala, il tuo piacere il tuo cielo.L’egiziano mi aspetta, l’odore di tabacco e cuoio che mi avvolge, il motore che ruggisce come un animale selvatico liberato. Salgo sul taxi, il cappotto che nasconde il mio corpo, le mutandine di pizzo che accarezzano la mia fica, il reggiseno ricamato che abbraccia il mio seno, un tempio che è solo mio. “Dove vai, troia?” chiede l’egiziano, il suo sorriso che puzza di lussuria. “Lontano,” rispondo, “dove il dolore mi chiamerà.” Milano si allontana, l’odore di muschio che mi segue come un’ombra, il mio corpo un altare vivente, pronto per un nuovo viaggio. Non so dove andrò, ma il dolore mi guiderà, il piacere mi consacrerà. Le strade di Milano si dissolvono, l’odore di smog che svanisce, sostituito dal profumo di libertà, un aroma che non ho mai conosciuto. Il tatuaggio SLAVE è un ricordo, ma il pizzo che indosso è una promessa: Michela, sei una fenice, il tuo volo è appena iniziato. La tua lussuria sarà infinita, e la troverai altrove, in un tempio che costruirai con ogni gemito, ogni squirt, ogni sacrificio. Sono libera, una donna che ha abbracciato il dolore e il piacere, un cuore che batte per un altare che sarà solo mio, un viaggio eterno verso l’ignoto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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